
I libri possiedono un qualcosa di incredibilmente particolare e speciale.
Costituiscono un mondo irreale e unicamente bello in cui perdersi. Si fa spazio, nella nostra mente sempre affollata da preoccupazioni tangibili presenti nella vita reale, la fantasia, esatto, si libera la nostra immaginazione in un universo da scoprire. Ognuno di noi ha una visione propria dei personaggi e dei paesaggi: alcuni pensavano a Mr Bingley come ad un ragazzo mingherlino e con i capelli rossi, altri come ad un ragazzo un po' muscoloso e castano chiaro nonostante le dettagliate descrizioni di Jane Austen.
Io ho cambiato molte volte il volto di Mrs Dalloway o della Catherine di Emily Bronte come del resto la Londra notturna di Mr Hyde è diventata sempre più misteriosamente scura e pericolosa o come le camere della lussuriosa signora delle camelie si sono riempite di accessori e gioielli eccessivamente costosi o come il pianto di madame Bovary è diventato di anno in anno sempre più straziante o come il giardino dei Finzi-Contini si è reso molto più vasto e ordinatamente curato o come il litigio tra Peter e Wendy assume toni più seri ed adulti,...
L'unico libro che nel mio cuore e nella mia mente ha da sempre la stessa rappresentazione è il Piccolo Principe. Sì, quell'innocente e puro piccolo ometto con i boccoli biondi che gli cadono sulla stanca fronte. Tra pecore bisognose di un recinto, una volpe docilmente addomesticata, la malinconia di 43 tramonti, una rosa ammorevolmente curata ed amata, un pilota che inizia a scoprirsi tristemente adulto e molti pianeti da scoprire questo capolavoro non smette mai di insegnarmi qualcosa... di stupirmi.
Lo apro quando sono a letto, di sera, mi chiudo nel mio mondo di fantasie ed ideali e mi lascio cullare dalle parole dello scrittore... del resto è così bello tentare e tentennare.

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